lunedì 14 aprile 2008

Kusamono

Ecco un pò delle mie creazioni!

Piante da complemento al bonsai









domenica 13 aprile 2008

Acero tridente Kaede

Questo raro esemplare di Acero (raro sia x la varietà sia x la base imponente), si presentava in autunno (quando ancora era di proprietà di Andrea Trevisan) con una ramificazione disordinata e che era stata fatta crescere senza controllo.






Fu smontato assieme ad Enrico presso Progetto futuro e ne fu cambiato il fronte.







Entrato in mio possesso fu rinvasato xkè ormai le radici straripavano e sollevavano la pianta dal vaso.
Ecco il risultato ad oggi (dopo solo una settimana di crescita!!!!!)
Questa pianta ha una vigoria fenomenale!!!
In questa foto è abbinato a un tavolino anch'esso in acero.


martedì 25 marzo 2008

Un'enorme soddisfazione!

Vorrei rendervi partecipi della mia sensazionale esperienza!!!
Ho avuto l'opportunità di lavorare la chioma di Morimaè, un fantastico ginepro itoigawa yamadori del fiume Ito!!
L'esemplare in possesso di Enrico Savini è il più importante Itoigawa presente sul suolo italiano, importato dal giardino di Shinji Suzuki!!

Ho l'enorme soddisfazione di aver avuto la fiducia del mio maestro Enrico e adesso posso dire a chi ammira questo esemplare master: "Sai? Quel palco l'ho legato io!"




Grazie Enrico, questa pianta mi ha insegnato!!

mercoledì 12 marzo 2008

La collezione di un caro amico

Con questo post olevo fare un'omaggio a Luciano, un signore molto gentile che mi ha spronato lungo la via del bonsai e che possiede una collezione di bonsai di una maturità incredibile.
La maggior parte sono olmi da lui stesso raccolti e curati da oltre 10 anni!!!
Presentano infatti una formidabile ramificazione!!
Godetevi alcune foto!!

Luciano vicino al suo boschetto di aceri tridente


Pinus Thumbergii



Malus micromalus


Acer palmatum deshojo


Ulmus campestris



Ulmus campestris



Ulmus campestris

venerdì 15 febbraio 2008

Un'essenza rara: il Ginepro Emisferico


Il Ginepro Emisferico (Juniperus Aemispherica) è una pianta molto longeva (può vivere fino a 1000 anni!) e frugale, è presente in Sicilia, Calabria e nel Salernitano a partire dai 1500 metri d'altitudine fino a raggiungere i 2500.
Il Juniperus Aemispherica si adatta a vivere in qualsiasi condizione climatica e di terreno; tollera aridità, forte vento e addirittura le difficili condizioni presenti sui crinali del vulcano Etna.
In natura assume un portamento strisciante, formando dei cuscini più o meno grandi di forma emisferica (da cui deriva in nome).

In particolare il ginepro venuto in mio possesso nell'estate del 2007 presenta notevoli zone di secco naturale provocate dal forte vento e dal calore della lava dell'Etna.
Ecco la pianta come si presentava prima della lavorazione.



Dopo averlo fatto vegetare per bene (il ginepro emisferico è molto generoso nelle cacciate e "torna indietro" molto facilmente con una potatura che potrebbe sembrare aggressiva ma che in realta ne aumenta il vigore).



Un particolare della stupenda vela di secco naturale e di jin di parecchi anni.



Un difetto che la pianta presentava era un nebari sgradevole con due radici grosse che uscivano dal terreno per poi andare ad alimentare le vene linfatiche.
Per ovviare a questo problema si è proceduto a un innesto di radice con la tecnica x approssimazione.
Ecco un particolare della zona dove è stato praticato l'innesto.



Dopo alcune ore passate a legare tutti i rami della pianta (gli aghi dell'emisferico sono molto turgidi e pungono parecchio!) ora la si può impostare.
Ecco il risultato!!



(gli stracci bianchi sono stati applicati affinche la vegetazione delle piantine che sono servite da innesto non disturbino visivamente il disegno finale della pianta impostata)

Buona Bonsai-Do a tutti e alla prossima!!

venerdì 8 febbraio 2008

Bonsaismo in Italia

Nel 1970, con il sacrificio e l'impegno di pochi italiani (eravamo in un periodo di vero pionierismo), si comincia a muovere anche a casa nostra un interesse più vasto nei confronti del bonsai.
In questi anni nascono le prime due associazioni nazionali (Bonsai Club d'Italia, Associazione Italiana Bonsai) che avrebbero riunito diversi club di tutta la penisola. Il livello qualitativo del bonsaismo italiano comincia a crescere grazie anche al contributo di maestri giapponesi spesso invitati a tenere seminari e dimostrazioni.
Dopo anni di duro lavoro e proselitismo portato avanti dalle tre associazioni italiane (la terza associazione è l'ABAN), si arriva nel 1995 alla fusione in un'unica fondazione, l'UBI (Unione Bonsaisti Italiani) che negli ultimi anni ha contribuito notevolmente alla crescita dell'immagine del bonsaismo italiano in tutto il mondo. L'anno successivo nasce l'IBS (Collegio Nazionale Istruttori del Bonsai e del Suiseki), che raccoglie attorno a sé i maggiori esperti nazionali di bonsai e di suiseki e che, in questi anni, ha fortemente supportato sia l'associazione nazionale che le associazioni minori con un sempre più corretto e professionale insegnamento di queste arti.
Oggi, il livello artistico del bonsaismo italiano viene pienamente riconosciuto dai maestri giapponesi come uno dei migliori fuori dal loro paese.

Storia del Bonsai

Inserviente che reca un p'en-tsai. Dipinto murale del periodo Tang (VIII secolo) nella
tomba della principessa Zhang-Huai a Xian.



Nel momento in cui si cerca di ricostruire la storia del Bonsai ci si trova di fronte ad una difficoltà reale: la cultura orientale è per tradizione una cultura principalmente orale. Quindi quanto ne conosciamo oggi è dovuto fondamentalmente allo studio fondato sui dipinti e stampe delle diverse epoche. Negli scritti pervenuti fino a noi vi sono solo brevi cenni circa i suoi esordi e sul modo in cui si sviluppò. Si ritiene che l'Arte del Bonsai abbia avuto origine in Oriente, dagli antichi imperi dell’India, i quali avevano, infatti, necessità di portare con sé, nel corso dei loro spostamenti verso la Cina, le piante dei cui poteri terapeutici si giovava la loro medicina. In Cina, è documentata la presenza degli alberelli miniaturizzati a partire dal VI sec.,mentre le raffigurazioni giapponesi più antiche risalgono al XIII sec. L'ideogramma cinese "pun-sai" (piante in vaso) apparve per la prima volta in Cina durante la dinastia Tsin (265-420 d.C.). Ma solo durante la Dinastia T'ang (618-907) inizia la popolarità di quest'arte. Ed è proprio di questo periodo il primo documento storico del Bonsai: un dipinto murale nella tomba del principe Zhang Huai, della dinastia T'ang, morto nel 705 d.C., raffigurante due valletti che portano uno, un paesaggio in miniatura e l'altro un vaso contenente un albero.Nella successiva dinastia Sung (960-1280) alle piante in vaso si aggiunsero rocce e figure per ricrearne paesaggi in miniatura "pun-wan", l'attuale Bonkei. Il termine pun-wan fucambiato in "pun-ching" (piante in vaso con paesaggio) tra la fine della dinastia Ming (1368-1644) e l'inizio di quella Ching (1644-1911). In questo periodo la coltivazione del Bonsai diventò molto popolare ed ebbero origine i differenti stili di coltivazione, dovuti in buona parte alle differenti localizzazioni geografiche delle varie scuole. La Cina ebbe notevoli influenze sulla cultura giapponese soprattutto a partire dal VI -VII sec.sino alla metà del periodo Heian (794-1185). Quindi è probabile che qualche forma di bonsai sia giunta in Giappone al più tardi in questo periodo. Ma solo a partire dal periodo Kamakura (1185-1333) abbiamo una documentazione sulla coltivazione del Bonsai: troviamo nei rotoli makimono le prime rappresentazioni giapponesi di un vero Bonsai. In questo periodo si diffonde in Giappone il Buddismo Zen proveniente dalla Cina e certamente il Bonsai arrivò da questo paese portatovi da monaci, ipotesi convalidata dalla constatazione che gli uomini raffigurati nei makimono siano in prevalenza dei sacerdoti come nel dipinto più famoso "Saigyo Monogatari Emaki" (1250 circa) in cui appare un Bonsai con roccia davanti ad un tempio di Kyoto. I monaci Zen, che facevano uso di Bonsai e suiseki per illustrare simbolicamente delle verità filosofiche, diedero un importante contributo alla diffusione di queste arti presso le classi dominanti e così per molto tempo il Bonsai fu prerogativa di nobili e samurai.Da allora, oltre al perfezionamento della tecnica, assistiamo anche ad un'evoluzione degli stili. Tra la fine del periodo Kamakura e l'inizio del periodo Muromachi (1333-1573) il Bonsai comincia a cambiare: sono eliminate le rocce e resta la sola pianta, il più delle volte piantata in cassette di egno, data la scarsità di vasi in ceramica, importati quasi unicamente dalla Cina. Nasce lo stile su roccia, si apprezza uno stile essenziale (che in seguito fu chiamato bunjin). Ma soltanto l'incremento della produzione nazionale di vasi in ceramica e porcellana, periodo Edo (1603-1868), favorisce la diffusione capillare dell'Arte Bonsai. Questo periodo, che segna il passaggio da una società feudale ad una moderna, vide il Giappone isolato, per una serie d'editti, dal resto del mondo. E' facile intuire quanti cambiamenti avvennero anche nell'Arte Bonsai. Accanto alla
preferenza del popolo per gli stili grotteschi e bizzarri si andava affermando presso le classi intellettuali la preferenza per gli stili più raffinati e semplici, vicini a quelli cinesi. Questi intellettuali diffusero la cultura cinese e rilanciarono nei primi decenni dell'800 la "cerimonia del tè", che era stata modificata rispetto a quella tradizionale da un produttore di sakè e da un medico Kyoto. Il Bonsai, che grande importanza aveva nella scenografia della cerimonia, si diffuse ulteriormente. Alla fine del periodo Edo avviene l'apertura del più grande vivaio specializzato in soli Bonsai.Con la rivoluzione del periodo Meiji (1868-1912) ulteriori cambiamenti avvennero nella società giapponese: morì il feudalesimo, in quanto il potere ritornò all'imperatore e si riaprirono le frontiere ed il Bonsai subì un momentaneo arresto dovuto all'influenza della cultura occidentale.
Successivamente con il progressivo ristabilirsi dell'equilibrio sociale riprende l'interesse per il Bonsai che si diffonde in tutta la nazione. Sono codificati i vari stili, si organizzano varie esposizioni e nel 1928 fu tenuta la prima esposizione denominata Kokufu-ten (abbreviazione di Kokufu Bonsai-ten), mostra che si ripete puntualmente sino ad oggi, ogni anno (con il solo intervallo nel periodo bellico). Nel 1934 il Kokufu fu ospitato per la prima volta dal Museo d'Arte di Ueno a Tokyo. Questo evento possiamo considerarlo come il riconoscimento ufficiale del Bonsai come Arte. La prima comparsa del Bonsai in Europa si ebbe in una mostra a Parigi nel 1878, seguita da una seconda esposizione a Londra nel 1910 e il primo libro scritto da un occidentale è degli inizi del secolo ed è opera del botanico francese Albert Maumenè, che operò una classificazione semplice e razionale degli stili, oggi ampiamente superata, ma degna senz'altro di attenzione. Parallelamente anche in America intorno agli inizi del secolo compaiono i primi Bonsai. Ma a parte questa sporadiche apparizioni, il Bonsai, è stato scoperto dagli occidentali soltanto dopo la seconda guerra mondiale. La scoperta ha suscitato un interesse tale che ha rivitalizzato il Bonsai nello stesso Giappone ove gli eventi bellici avevano provocato una stasi. Ed oggi? Assistiamo ad un sempre crescente interesse verso il Bonsai che si manifesta con il moltiplicarsi di convegni, mostre, corsi e parallelamente l'interesse sempre maggiore di perfezionamento della tecnica, ma anche il desiderio costante di conoscere quegli elementi culturali che lo hanno prodotto e che lo hanno elevato ad arte.



Stampa giapponese di Hiroshige (epoca Kaei, 1848-1853) raffigurante un paesaggio in
una coppa.